Un doppio canale: restare convenzionati con il Servizio sanitario nazionale e cioè liberi professionisti con gli studi aperti qualche ora al giorno, come accade oggi; oppure diventare dipendenti del Ssn per lavorare magari tutte le ore previste da contratto nel distretto e dentro le nuove Case di comunità, dove comunque tutti i medici di famiglia - compresi i convenzionati - dovranno dedicare un certo numero di ore alla settimana (la prima ipotesi potrebbe essere di almeno 18 ore).
Ecco il possibile compromesso a cui potrebbero approdare le Regioni che stanno limando, proprio in questi giorni, la loro proposta che ora dovrà essere ufficializzata dai governatori e poi inviata al ministro della Salute Orazio Schillaci, affinché la traduca nell’attesa riforma della medicina generale.
Dallo tsunami del Covid si parla di questa riforma e, dopo un tentativo fallito dal Governo Draghi, ora potrebbe essere arrivato il momento giusto per provare a rilanciare una figura in profonda crisi. Il numero dei medici di famiglia si è sempre più assottigliato per il pensionamento di tanti dottori - il decreto Pa ha previsto addirittura la possibilità di lavorare fino ai 73 anni - e l’approdo in uno studio piace sempre meno ai giovani, come mostrano i dati dei concorsi che vanno in parte deserti.






