Quando ha udito quel sinistro ronzio, così vicino, inconfondibile, Tamila ha sentito il sangue gelarsi nelle vene. Sapeva che era troppo tardi. Quando ha alzato la testa e ha visto il piccolo drone, fermo, 10 metri sopra di lei, quasi volesse annusarla, ha capito di essere perduta. Il ronzio, la sagoma, le due eliche, l’ordigno che cade veloce, l’esplosione. Questa tragica sequenza è divenuta familiare a molti abitanti di Kherson, in Ucraina.
I militari russi lo chiamano «safari»: a Kherson la caccia dei droni agli ucraini
Attacchi incessanti, fino a 700 ogni settimana, nella città della resistenza. Anastasia: «Mio figlio ha imparato a riconoscere il ronzio dei droni, come ripararsi, come correre a zig zag per salvarsi»






