Il tribunale per i minorenni di Milano ha convalidato l’arresto e disposto la misura cautelare del carcere – al Beccaria – per il ragazzo di 15 anni che ha ucciso la ottantaduenne Emma Teresa Meneghetti, prima strangolata e poi colpita alla testa con una lampada di pietra nel suo appartamento di via Bernardino Verro, non più di venti minuti a piedi da dove l’autore del delitto viveva con la madre.

Nell’udienza di convalida, secondo quanto si è appreso, il minore ha confermato la dinamica e provato a dare una spiegazione: dopo averle più volte chiesto “un aiuto” perché voleva scappare di casa, avrebbe atteso per ore l’anziana (che era amica della madre dell’arrestato) e, dopo una lite, l’ha colpita.

Per il quindicenne, di origini dominicane, è ora previsto un attento monitoraggio al Beccaria. Non era un paziente psichiatrico ma la madre ha parlato di sue difficoltà di integrazione, di adattamento, dopo il suo arrivo in Italia. “Si sentiva escluso”, dice di lui chi ha approfondito la sua storia.

Dopo l’omicidio, il giovane è tornato nella sua abitazione – ancora sporco di sangue e con l’arma del delitto in uno zaino – e ha raccontato tutto alla madre. È stata la donna, una quarantaquattrenne venezuelana, a dare l’allarme alla polizia, poco dopo le due del pomeriggio del 14 maggio: “Mio figlio mi sta raccontando che ha ucciso una donna. Venite, è qui”.