Il procuratore capo della Corte penale internazionale si metterà in congedo in attesa dell'esito di un'indagine su accuse di molestie sessuali a suo carico. Karim Khan ha categoricamente negato le accuse di aver cercato per più di un anno di costringere una collaboratrice ad avere rapporti sessuali e di averla palpeggiata contro la sua volontà.

L'anno scorso, un'indagine dell'Associated Press ha scoperto che due impiegati del tribunale, ai quali la presunta vittima si era confidata, avevano presentato l'accusa a maggio. Ciò è avvenuto poche settimane prima che Khan richiedesse un mandato d'arresto contro il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, il suo ministro della Difesa e tre leader di Hamas con l'accusa di crimini di guerra.

Khan, 55, è stato accusato alla fine dello scorso anno da un'ex assistente di averla costretta a subire rapporti sessuali. La donna ha raccontato di avere subito pressioni dal procuratore affinche' ritirasse le accuse. Il procuratore, dal canto suo, ha negato di avere stuprato la sua collega e parlato di una campagna di disinformazione contro di lui.

Lo scandalo è scoppiato proprio quando Khan è finito nel mirino di Israele per le richieste di arresto, alla fine di novembre del 2024, del premier Benjamin Netanyahu e dell'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, oltre che dei tre massimi responsabili di Hamas all'epoca, tutti morti in raid dell'Idf.