Il 2 aprile 2025 è diventato rapidamente una data simbolo per i mercati finanziari globali. In quella giornata, l’annuncio di nuovi dazi americani da parte di Donald Trump, definita dal presidente Liberation Day, ha innescato una fase di forte volatilità sulle Borse mondiali, rimescolando le carte tra settori, asset e aree geografiche. L’indice Ftse Mib, barometro delle blue chip italiane, ha reagito con un brusco dietrofront, registrando da allora una perdita del 6,5%, ma non tutti i titoli si sono piegati al ribasso. In questo scenario, alcuni protagonisti del listino milanese si sono distinti per resilienza e capacità di attrarre flussi anche in presenza di incertezza geopolitica e pressione su tassi e crescita. L’Economia del Corriere ha messo sotto osservazione i titoli dell’Ftse Mib per individuare quelli che hanno sovraperformato l’indice dal Liberation Day in poi. Un’analisi che ha messo in luce i nomi in grado di battere il mercato proprio quando la maggioranza dei titoli ha virato in rosso. A guidare la classifica c’è Italgas, con un rialzo del +7,7% in poco più di due settimane. Il gruppo ha beneficiato del suo profilo difensivo, della visibilità sui dividendi e di un price/earnings contenuto a 11,8 volte sotto la media del competitor di poco inferiore a 20.
Piazza Affari, da Diasorin a Terna: le azioni che resistono all’incertezza dei dazi
Il principale indice della Borsa italiana ha perso il 6,5% dal 2 aprile a oggi, ma non tutte le blue chip sono finite in rosso. Da Italgas a Diasorin, da Snam a Terna fino a Telecom: ecco chi ha retto meglio l’urto e perché






