Mille ragazzi che frequentano cinque licei della Napoli bene, e il risultato choc di uno studio effettuato tra dicembre e aprile: il 90% degli studenti è coinvolto in chat di sexting, cioè ha ricevuto o mandato foto o video a contenuto intimo, e il 30% è affiliato o vuole affiliarsi a una baby gang per sentirsi protetto. Lo rivela la Fondazione i Figli degli altri, che ha coinvolto oltre mille ragazzi, divisi tra biennio e triennio, nel progetto P.a.r.l.a ( Prevenzione di aggressività, rischi legalità e abusi) in incontri di ascolto, sensibilizzazione e rilevazione dei loro bisogni, con un focus sulla violenza giovanile, l’uso improprio del digitale ed il disagio emotivo. Il tutto attraverso questionari anonimi, focus group e attività collettive. «C’è un grande senso di vuoto tra i nostri adolescenti, un bisogno di essere protetti, un bisogno di avere figure di riferimento, un aiuto nel capire quali sono le relazioni sane», spiega la presidente, la psicologa Rosetta Cappelluccio. Il 72 per cento dei ragazzi, di età compresa tra i 16 e i 19 anni, ha bisogno di figure di riferimento positive ma l’80 per cento dei giovani sente il bisogno di costruire un'immagine forte e rispettata di sé, a costo anche di entrare in circuiti devianti. Percentuale che si allarga fino all’85 per cento tra gli studenti del biennio. Inoltre, più del 70 per cento dei ragazzi cerca un forte senso di protezione poiché i più giovani si sentono esposti o insicuri nel proprio contesto sociale, ed hanno estrema difficoltà a chiedere aiuto. Altro dato interessante, che riguarda quasi l’80 per cento dei ragazzi intervistati nelle scuole, è la critica che fanno a modelli culturali devianti. Per molti di loro musica, social e serie TV promuovono modelli violenti e tossici.
Napoli, lo studio sugli studenti: il 90% dei ragazzi coinvolti in sexting, 3 su 10 cercano protezione nelle baby gang. Le ragazze cadono nelle relazioni tossiche: «Mettersi con una persona che fa star male normalizza il dolore»
Lo studio della Fondazione I figli degli altri che ha coinvolto oltre mille ragazzi di 5 istituti campani. I ragazzi cercano un senso di protezione ma fanno fatica a chiedere aiuto






