«La sera quando vado a dormire, chiudo gli occhi e un pensiero mi tormenta: come faccio a vivere senza permesso di soggiorno? La mia bambina ha 15 mesi, è nata qui e ha appena iniziato a camminare, ma dove può andare senza documenti?». Abdullah Khaliqi per tutti è solo Alì, il sarto dall’animo gentile. Nel 2016 ha aperto in via Nino Costa 3 il suo negozio, un angolo nel cuore della città che per i torinesi è diventato un punto di riferimento, per lui un sogno conquistato. È nato a Kabul, i suoi genitori sono sarti e lui è cresciuto tra macchine da cucire e modellini. Dopo una vita a scappare dal suo Paese, l’Afghanistan, a Torino ha finalmente trovato «la pace» ripete il 33enne. Che per lui significa una vita normale, fatta di una casa e un lavoro, a portare avanti la tradizione di famiglia.
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Purtroppo dall’anno scorso Alì non vive più con la serenità che si era conquistato: «Il 30 maggio è un anno che sono senza permesso di soggiorno. Sono sempre in pensiero». È la prima volta che gli capita di avere problemi con i documenti. «Ho l’asilo politico e finora dopo tre mesi mi arrivavano i documenti - spiega - Sono andato a chiedere a marzo 2024 per il rinnovo, mi hanno dato appuntamento dopo 6 mesi. Da allora chiedo spiegazioni, mando mail, mi rispondono che la mia richiesta è in trattazione. E io aspetto, ma non cambia niente».






