ROMA - La volata di Marco Giunio De Sanctis verso la presidenza del Comitato Italiano Paralimpico (CIP) è entrata nel vivo, a meno di un mese e mezzo dalle elezioni del 26 giugno. L’attuale presidente della Federbocce, dopo aver sciolto le riserve, annunciato e formalizzato la sua candidatura, si racconta a tutto tondo: dalle sue esperienze lavorative alle motivazioni che lo hanno spinto a candidarsi, sottolineando la necessità di un nuovo corso per il movimento paralimpico italiano.

“Nasco da una famiglia di sportivi” spiega De Sanctis. “I miei zii sono stati pugili di alto livello e uno, in particolare, Lucifero Panaccione, è stato uno dei più grandi coach pugilistici italiani. Mio padre è stato arbitro internazionale di pugilato e presidente della Federazione Italiana Bocce, pertanto ho respirato da sempre aria sportiva. Da ragazzo ho giocato a calcio, in diverse importanti società romane, per poi entrare a far parte delle giovanili della Lazio. Non sono riuscito a proseguire la carriera perché a 17 anni ho subito un incidente serio: una paralisi del nervo sciatico popliteo esterno (SPE) al ginocchio sinistro che mi ha impedito di continuare a praticare il calcio e la specialità più agonistica delle bocce, il Volo, in cui ero diventato campione italiano juniores individuale. Dopo due anni dal quarto intervento chirurgico, dall’esito assai improbabile, sono riuscito a recuperare, quasi miracolosamente, il 50% della funzionalità dell’arto. A quel punto ho proseguito l’attività di atleta di alto livello nella specialità della Raffa, meno proibitiva del Volo, ottenendo risultati di assoluto rilievo. A 33 anni ho chiuso con la carriera agonistica dedicandomi interamente a quella lavorativa, dal momento che, giovanissimo, ero diventato segretario generale facente funzione della FISD (Federazione Italiana Sport Disabili). Ho un’esperienza sportiva di 40 anni nella quale ho ricoperto ruoli diversi, ma tutti di assoluta importanza per la mia formazione dirigenziale: atleta di alto livello nelle bocce, presidente di società sportiva per 14 anni, contribuendo alla riqualificazione dell’impianto boccistico capitolino Flaminio (sito a 300m da Piazza del Popolo), otto anni presidente federale, dopo aver vinto una battaglia difficile contro il mio predecessore, in carica da 24 anni. Nel movimento paralimpico italiano sono stato segretario generale per oltre venti anni, attraversando tre diverse presidenze (Marson 7 anni, Vernole 8 anni, Pancalli 17 anni) e partecipando a sette edizioni dei Giochi Paralimpici in veste di capo missione dal 2004 al 2016. La presidenza del Cip sarebbe il coronamento della mia carriera”.