«Tra il 2002 e il 2023 il divario del Pil tra l’Unione Europea e gli Usa è quasi raddoppiato e circa il 70% della differenza è attribuibile a una crescita più lenta della produttività. La risposta è chiara ed è ben delineata dall’agenda Draghi: serve un piano di investimenti da 800 miliardi di euro all’anno fino al 2030. Riteniamo che i capitali privati, e mi riferisco a private equity e venture capital, possano contribuire aumentando i loro investimenti in Europa dagli attuali 100-150 miliardi di euro all’anno a 250 miliardi». Ad evidenziare le opportunità che si aprono per il “private capital” è Marco Piccitto, managing partner per il Mediterraneo della società di consulenza McKinsey & Company.

Come si spiega questo crescente divario di produttività tra le due sponde dell’Atlantico?

Il divario tra i livelli di produttività europei e quelli degli Stati Uniti ha vissuto un’accelerazione negli ultimi venti anni. Una percentuale molto rilevante di questo gap, tra il 70 e l’80%, dipende dai settori tecnologici, sia quelli che riguardano la produzione vera e propria di tecnologie, sia quelli che fanno di queste tecnologie un uso più immediato, penso ad esempio al settore delle telecomunicazioni o al med-tech. In altri comparti, al contrario, l’Europa ha guadagnato competitività, come nei servizi professionali, nei consumer goods, o nel settore della moda: tuttavia nel bilanciamento complessivo il peso che hanno assunto i settori tecnologici nei sistemi economici è talmente rilevante da spiegare questa dicotomia tra la produttività americana ed europea.