Questa intervista uscita a gennaio su d, è più attuale che mai. È di qualche ora fa infatti la notizia che Donald Trump, durante una partita di golf in Scozia, è stato sorpreso a barare, di nuovo.
La similitudine si solleva in aria con uno schiocco e poi va subito in buca: «Donald Trump ha il naso così lungo che potrebbe usarlo come ferro e metterci a segno uno swing». A dirlo con slancio è Rick Reilly, 66 anni, giornalista sportivo americano e firma di Sports Illustrated ed Espn. Che ha deciso di passare qualche anno a raccogliere testimonianze su testimonianze e pubblicare un libro denuncia – colpevolmente ancora non tradotto in Italia – per smascherare le bugie del prossimo presidente degli Stati Uniti d’America. Affiancando la sua opera meritoria a quella di fact checkers senza pietà come i reporter del Washington Post, che di menzogne o variazioni sul vero ne hanno contate novemila solo negli inaugurali settecento giorni del suo primo mandato. Mentre al termine dei quattro anni di presidenza, il numero era salito a 30mila e 573.
Ma Commander in Cheat (strepitoso gioco di parole che gioca tra cheat, barare, e chief che vuol dire “capo”), col suo sottotitolo How golf explains Trump, non si concentra sui vaccini, gli animali domestici mangiati dagli immigrati oppure gli assalti a Capitol Hill, bensì sul golf. Che oltre a essere una delle più grandi passioni di Donald è l’ambito in cui bara, sostiene Reilly, con frequenza mai vista nella storia. «E la circostanza non mi offende come elettore ma come golfista», spiega, «perché questo è un gioco in cui praticamente non ci sono arbitri e ognuno è giudice di se stesso. Anche perché le distanze tra un giocatore e l’altro spesso sono così elevate che controllare è difficile: se bari sul campo, poi lo fai in tutti gli ambiti della vita». Aggiungendo che The Donald, per meglio attuare i sotterfugi, è solito spostarsi da un punto all’altro del fairway a bordo di una golf cart potenziata, «in modo da arrivare prima e trovarsi sempre solo al punto di battuta».











