La stragrande maggioranza delle croniste e dei cronisti della Rai, oltre l’80%, ha aderito allo sciopero indetto dal l’Usigrai contro il tentativo in atto di trasformare le redazioni in megafoni del governo meloni e contro la dissoluzione di interi comparti aziendali, a cominciare da Rai tre. Un risultato straordinario e inaspettato, in presenza di minacce, pressioni dei vertici aziendali, cambiamenti di orario, allestimento di squadre antisciopero, secondo le peggiori tradizioni degli anni Cinquanta.

Nulla di simile si era mai visto nella lunga storia della Rai, pur costellata da censure, editti più o meno bulgari, lottizzazioni brutali. Persino nelle stagioni più buie, nessun direttore generale ha mai tentato di condizionare uno sciopero, nessun direttore si è mai prestato al crumiraggio, nessun giornalista ha mai pensato di sostituire i colleghi in sciopero. La percentuale di adesione allo sciopero Usigrai è stata superiore a quella registrata in precedenti occasioni: l’unica differenza sta negli atteggiamenti della destra destra che governa la Rai, che ha espresso questi vertici aziendali, che ha imposto questi direttori, che ha incentivato una associazione di giornalisti “giallo nera” che ha il compito di “credere, obbedire, combattere”.