Era il giorno dell’annunciato e atteso sciopero dei giornalisti Rai per protestare contro “il controllo asfissiante sul lavoro giornalistico, con il tentativo di ridurre la Rai a megafono del governo, l’assenza dal piano industriale di un progetto per l’informazione della Rai” e “le carenze di organico in tutte le redazioni”. Per queste ragioni, l’Usigrai, il principale e maggiormente rappresentativo sindacato dei giornalisti della tv pubblica, aveva proclamato 24 ore di astensione dal lavoro dalle 5.30 di lunedì 6 maggio alle 5.30 di martedì 7. Nonostante questo il Tg1 e il Tg2 sono andati in onda in edizioni quasi complete, ridotte di pochissimi minuti con tanto di servizi chiusi e firmati, collegamenti in diretta con le sedi estere e con Palazzo Chigi e solo alcune notizie lette da studio con l’accompagnamento delle immagini. Uno sciopero che, in questo modo, è risultato quasi invisibile per il telespettatore. Sono saltate solamente le edizioni del Tg3 e di tutti i Telegiornali regionali della Rai. “La libertà è anche di chi non vuole scioperare, ma è illegittimo che una minoranza si organizzi con cambi di turni e si metta a disposizione per tentare di far fallire uno sciopero“, ha commentato il presidente della Federazione nazionale della stampa italiana, Vittorio Di Trapani.