Ovidio dilata ciò che Virgilio sfiorava e liquida in poche parole i suoi momenti più solenni (solo quattro versi per la storia di Didone); individua incongruenze e dettagli sospetti, rettifica (il «molto sangue» sparso dal vecchio Priamo diviene «scarso»); e quando la guerra entra nel vivo, l’ironia diventa demistificazione...