Cara Maria,in questa lunga estate calda ti leggo e penso che i ragionamenti sull’amore, sul sesso, sulle relazioni, sono l’argomento che in questa stagione ci coinvolge tutti, come se fosse il tempo dei sensi, ma anche dei bilanci, dei rimpianti. E io ne ho tanti, di rimpianti, non aver saputo afferrare l’amore quando mi si è presentato, scegliendo invece solo delle persone che per educazione non definisco dei rifiuti. Chiamiamole delusioni. E adesso che di anni ne ho 49, una cifra che prelude a una zona di vita complessa, tutto questo mi fa dire: ho fallito. Forse sono troppo indipendente, o anche superficiale, per apprezzare persone che sono apparentemente meno vivaci, ma che poi quando vai alla sostanza riescono ad “esserci”. Mentre a me hanno sempre attratto uomini da grandi gesti, da grandi discorsi, grande capacità di stare al mondo, ma scarsa capacità umana. Uno di loro che declamava come io fossi l’unica donna per lui, alla fine ho scoperto che non solo aveva una moglie, ma anche una amante in carica da 9 anni. Un altro mi apriva la portiera dell’auto e mi precedeva al ristorante, come un perfetto gentiluomo, ma poi non ascoltava una parola di quello che dicevo, ascoltando solo se stesso. Un narciso. Un collega con cui ho avuto una storia passionale durante una trasferta era un “moglione”, equivalente di “mammone”, dipendente dalla consorte che trattava come fosse la mamma. Io servivo “ad altro”, diciamo così. Insomma la famiglia e l’amante. Il fatto è che tutto quello che ti racconto e che mi è chiarissimo adesso, lo ho metabolizzato sempre quando ormai mi ero spesa, avevo investito in sentimenti, in una progettualità senza senso. Senza basi. Così sono qui in queste notti bollenti a pensare al mio primo amore che ho lasciato perché troppo prevedibile, soprattutto a quell’età. Mi voleva sposare, e io ho detto di no, non volevo fermarmi. Davanti a me vedevo praterie inesplorate e quel “Sì” mi appariva come uno stop al radioso futuro che mi aspettava. Adesso mi chiedo come sarebbe stata la mia vita se quel “Sì” lo avessi pronunciato. Forse sarei madre, avrei una vita tranquilla, senza scossoni, con quella dolcezza che dà il sapere di essere “in buone mani”. Con una persona che ti vuole bene, che ti considera il centro della sua vita e che percorre con te la strada, cunette comprese. Ci penso spesso a lui e avrei voglia di chiamarlo. So che si è sposato, che ha dei figli, un ottimo lavoro e che va sempre a sciare, come faceva quando eravamo insieme. Lui non ha tradito se stesso, e immagino abbia la vita che voleva. Anche se spero che in qualche angolo del suo cuore, della sua mente ci sia ancora qualcosa di noi. Immagino, nelle notti calde e insonni, di incontrarlo per caso, di fargli battere il cuore, anche. Quando lo lasciai so che ha sofferto, che ha faticato a ritrovare un suo centro, una sua serenità e mi aggrappo a questa idea. Penserà ancora a me? Possiamo avere un’altra occasione? Forse non è felice... forse anche lui ha dei rimpianti in queste lunghe e bollenti notti di luglio. Veronica Risposta Cara Veronica, conosci il proverbio “lascia stare il can che dorme”? Io lo cambierei in “lascia stare il poveretto che dorme”. Perché tentare di rovinare l’equilibrio del tuo ex invece di pensare al tuo di centro, concentrandoti su chi vuoi essere e cosa ti aspetti ancora dalla vita? In modo da cercare di ottenerlo? Facile ricordare amori passati come un’occasione mancata, fonte di possibile felicità. Ma se hai deciso che non andava bene allora non vedo come possa oggi andare bene. I miracoli possono sempre accadere ma sempre di miracoli si tratta. Rimarrei “a terra” se fossi in te, pensando in avanti e non indietro. L’analisi che fai della tua vita sentimentale è spietato e molto lucido, hai seguito il tuo cuore e un istinto che ti ha sempre fatto sbattere contro uomini sbagliati, almeno per te. A noi donne ci frega spesso la favola del principe azzurro ascoltata da piccole, dove a un certo punto un tizio a cavallo veniva a salvarci, dal cattivo ma anche da noi stesse. Se Biancaneve si fosse ribellata alla regina costruendosi nella reggia una sua corte di fedelissimi, forse avrebbe potuto sconfiggere la regina malvagia senza nascondersi nella casa dei nani. Anche per Cenerentola farei lo stesso discorso, e avrei rivendicato da subito la scarpetta persa al ballo senza che il povero principe dovesse infilarla ai piedi di tutto il regno femminile. Insomma questo per dirti, che alla fine il principe azzurro siamo noi, e per essere felici in una relazione dobbiamo partire dallo stare bene con noi stesse. L’amore, quello vero, solido, duraturo, può arrivare, ma non deve essere la ragione della vita. E soprattutto per avere quella relazione stabile che ti manca occorre comunque essere disposta a fare dei compromessi, a non concentrarsi solo sulle emozioni e sulla perfezione di un momento. Una vita è una somma di miliardi di momenti e occorre accettare anche quelli difficili, noiosi, incomprensibili, dolorosi. Siamo in un’epoca in cui pensiamo che tutti e tutto sia sostituibile e cerchiamo sempre l’ultimo modello invece di riparare quello che abbiamo, anche quando si tratta di relazioni. Non pensi? Tutte le lettere e le risposte di Maria Corbi