L’Alta Badia, la valle popolata al 90% da Ladini, presenta il quadro più pastorale dell'Alto Adige con masi ancora basati sull'attività agricola. A differenza dell'inverno quando gli impianti di risalita portano a Badia e soprattutto a Corvara frotte di sciatori, in estate il turismo è contenuto, non ci sono le folle di americani e i bus di asiatici che assediano alberghi e negozi di souvenir della confinante Val Gardena. In Alta Badia l’agriturismo non è la copertura di attività sfacciatamente alberghiere. Masi come Lüch Colz offrono appartamenti muniti di ogni comfort e cucina attrezzata in una casa padronale del Cinquecento ma nel contesto di una azienda agricola con mucche, maiali, galline, orti, campi e prati da fieno. Aperti all’ospitalità, adibiti a osterie contadine o a vendita di carni, vini o prodotti agricoli, i masi associati al Gallo Rosso sono la chiave per condividere tradizione pastorale e cultura ladina di una valle dolomitica impermeabile a lingua e cultura tedesca. Nonostante il più facile accesso all’Alta Badia sia da Brunico, capoluogo della germanica Val Pusteria, dove il nostro itinerario termina con la visita al MMM Ripa, il Museo Messner dedicato a tutti i popoli della montagna. Minoranza tra le minoranze - il 5% della popolazione dell’Alto Adige contro il 70% di lingua tedesca e il 25% italiana – i Ladini hanno lottato per conservare la loro identità attraverso i costumi e la lingua, oggi insegnata nelle scuole, come si scopre al Museo Ladin Ciastel de Tor di San Martino in Badia.