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Storia in 1 fonti

Caso Mari-Murgia, così la letteratura diventa un reality

Era il 1957 quando, a una domanda su cosa fossero secondo lui la normalità e l’anormalità - posta in un contesto piuttosto rilassato e per nulla accademico - Giuseppe Ungaretti rispose una serie di cose per la verità non troppo distanti dal senso comune, che però sono diventate a tal punto convincenti da circolare ancora oggi su Instagram e da far dire, dopo averle risentite: “Questo è un poeta”. Di fronte allo scambio su Michela Murgia tra Michele Mari e Teresa Ciabatti con la partecipazione di Elena Rui viene invece da chiedersi: “Sono questi gli scrittori?”. E viene da chiederselo per almeno un paio di ragioni: primo perché essendoci stata una frase ma non essendo stata riportata con esattezza è legittimo pensare che non fosse memorabile – nel senso non in grado di scartare sul linguaggio di noialtri comuni parlanti, di regalarci un brivido di letteratura anche minore, paragonabile per esempio a quell’Ungaretti da spiaggia (parlava della civiltà come “atto di prepotenza” nei confronti della natura, e dunque in quanto tale essa stessa “contronatura”). Secondo perché in tutte queste giornate trascorse a parlare di letteratura in giro per l’Italia, il pettegolezzo sulla frase-non frase detta-smentita-scusata, con tutto il contorno di agitazione editoriale e complottismi è la cosa che più si candida a vincere il premio della ricordabilità (non sappiamo ancora chi vincerà, ma sappiamo che quando diremo “L’anno del van allo Strega” tutti capiranno di che anno stiamo parlando). Non che ci si aspettasse nulla di rivoluzionario, ma forse qualche confronto sui diversi modi di fare letteratura sì, poteva starci. Calcolando che a contendersi il premio ci sono libri molto diversi, sia nella costruzione che stilisticamente – per molti aspetti uno Strega di qualità superiore ai precedenti – era legittimo che i disgraziati redattori dei supplementi culturali si aspettassero qualche suggestione per i numeri estivi, per qualche dibattito con cui portare avanti la loro tenace e sommessa resistenza all’analfabetismo dilagante. E invece no, rieccoci ripiombati nell’umido del già detto, già discusso, già eternamente dibattuto, senza uno straccio di elemento nuovo. Che il problema sia la struttura a reality che lo Strega da qualche tempo ha scelto di proporci? L’ipotesi sembrerebbe confermata dall’insistenza con cui si parla di “van”, proprio come nel caso del fortunato format “Quattro Ristoranti”, dove i cuochi vengono prima scarrozzati in blocco da una trattoria all’altra – nel van, appunto - e poi chiamati a insultarsi l’un l’altro nel cenone finale. O dalla scelta di utilizzare un termine inglese pur essendocene di diversi anche in italiano. Vai a sapere se è l’effetto reality a gettare una brutta luce sulle patrie lettere o se siano quest’ultime ad aver assunto le fattezze di un format di facile e discutibile successo. Forse bisognerebbe riprendere l’abitudine di pensare alle parole da dire, usandone di desuete e di migliori. Potremmo cominciare a chiamarlo furgone, ad esempio.

Raccontata dalastampa.it

Timeline cronologica

  1. martedì 23 giugno 2026·lastampa.it

    Caso Mari-Murgia, così la letteratura diventa un reality

    Era il 1957 quando, a una domanda su cosa fossero secondo lui la normalità e l’anormalità - posta in un contesto piuttosto rilassato e per nulla accademico - Giuseppe Ungaretti…