La spesa farmaceutica aumenta, anche in Piemonte, e la Regione cerca di monitorarla. Un esempio concreto, per comprendere l’importanza del tema generale, è quello della Levotiroxina: farmaco non certo tra i più noti, a base di un ormone tiroideo sintetico (T4) identico a quello prodotto naturalmente dal corpo. È prescritto principalmente per trattare l'ipotiroidismo (carenza di ormoni tiroidei) e per mettere a riposo la ghiandola tiroidea dopo interventi chirurgici o in presenza di gozzo. In formulazione orale liquida, il farmaco offre un assorbimento gastrico più rapido e completo rispetto alle compresse, perché salta la fase di disgregazione del farmaco. Inoltre, non viene influenzata dal pH dello stomaco, permettendo in molti casi l'assunzione a ridosso della colazione. Sotto osservazione Nel caso del Piemonte (il farmaco è attenzionato anche da altre Regioni, per esempio Veneto e Lazio) la nota della Direzione Sanità precisa che l’impiego della forma farmaceutica orale liquida è “certamente appropriato per pazienti disfagici o che necessitano di nutrizione enterale”.In altri casi, però, sempre secondo la nota, “non ha evidenze di maggior efficacia clinica”. Non ultimo: “Ha un costo superiore”. L’impatto sulla spesa La stessa nota, peraltro, riporta che l’anno scorsole formulazioni liquide rappresentavano il 13,19% delle DDD erogate per Levotiroxina orale, ma determinano il 48,52% della spesa totale. DDD sta per Defined Daily Dose (Dose Definita Giornaliera): è l'unità di misura standard dell'Organizzazione Mondiale della Sanità che indica la dose media di mantenimento giornaliera di un farmaco nell'adulto. Non è la prescrizione prescritta dal medico, ma un'unità statistica. Variabilità tra Asl La Regione segnala inoltre una variabilità tra aziende sanitarie: la quota di DDD della forma orale liquida sul totale delle forme orali di Levotiroxina passa dal 7,55% al 22,83%, con una media regionale del 13,19%. Stando così le cose, le Asl sono invitate a svolgere “un’analisi approfondita dei propri dati interni”. Si raccomanda, “in assenza di specifiche e documentate motivazioni cliniche”, di orientare le scelte prescrittive verso le formulazioni caratterizzate dal “miglior rapporto costo/opportunità”, attestandosi a una quota di Levotiroxina solubile non superiore al 10% delle DDD complessive.