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Cercasi ragazze coraggiose per cambiare le regole dell’Internet maschilista

Buona notizia. xAI, la società di Elon Musk dedicata all’intelligenza artificiale, impedirà al chatbot Grok di generare immagini di persone in bikini o intimo a partire dalle foto caricate sulla piattaforma. Però nel frattempo l’hanno usato in migliaia per produrre e diffondere deepnudes di chiunque, come la quattordicenne Nell Fisher (Holly Wheeler in Stranger Things 5). Non è un tema nuovissimo. Ne ha scritto Lilia Giugni (Università di Cambridge) nel libro La rete non ci salverà (2022), dura analisi del capitalismo digitale. Ma la sociologa Silvia Semenzin fa di più nel saggio Internet non è un posto per femmine (Einaudi): ricostruisce la genesi della rete come terreno di potere. Internet e la tecnologia ci servono, ma liberi e sicuri, perché indietro non si torna. Hate speech, body shaming e revenge porn sono soltanto alcune delle forme di violenza digitale subite in Italia da quasi una donna su due, il 47%. E arriviamo al 59% nella fascia 16-24 anni. Secondo il Barometro dell’Odio 2024 di Amnesty gli attacchi alle donne, in particolare attiviste, politiche, giornaliste sono triplicati. Dietro l’apparente democrazia di Internet si replica quello che succede nel mondo reale. Gli algoritmi imparano dagli stereotipi, il sessismo è parte dell’intrattenimento. Social media, motori di ricerca e siti web “vendono” i nostri dati. In un’epoca ossessionata dalla privacy, con tanto di leggi, di privacy ce n’è sempre meno, anche con la nostra complicità: postiamo troppo, e con leggerezza. Su Facebook, Instagram e WhatsApp circolano volumi impressionanti di porno non consensuale. Meta processa ogni mese oltre mezzo milione di foto o video intimi condivisi senza permesso (ricordate il sito “Mia moglie”?). Le donne impegnate rischiano come minimo violenza verbale, trolling. Ci sono, poi, le giovanissime che sui social vivono. Se chiedi a che età sono state importunate per la prima volta su Instagram o TikTok ti rispondono: “boh, forse ne avevo undici”. Esistono ovviamente linee guida molto pubblicizzate per evitare molestie e odio. Ma le piattaforme sono agnostiche. Cucina, giardinaggio o porno, più ti tengono inchiodato, più guadagnano. Però, essendo ormai troppi gli episodi di violenza digitale, sono state assunte pattuglie di “moderatori” pagati pochissimo per passare in rassegna immagini pedo-pornografiche, video di stupri, uccisioni e suicidi, valutarli e cancellarli. A furia di fissare orrori, alcune moderatrici hanno iniziato ad avere incubi e a prendere antidepressivi. Il primo risarcimento mai versato da Facebook per danni alla salute mentale è stato ottenuto da due ex impiegate statunitensi, Erin Elder e Selena Scola. Erin, traumatizzata dal video in cui gruppo di uomini stuprava una ragazzina, si era visto negare il supporto psicologico. Selena ha assistito a migliaia di atti di violenza ‘‘dal suo cubicolo negli uffici della Silicon Valley’’: le hanno diagnosticato una sindrome da stress post-traumatico. Tutto questo succede anche perché le donne sono state espulse dalla storia della rete. Semenzin racconta che all’inizio non era così. La matematica britannica Ada Lovelace è stata la prima ad aver scritto un algoritmo, ma il suo nome è quasi sconosciuto mentre tutti sappiamo chi era Steve Jobs. All’estromissione è seguita una «mascolinizzazione della cultura di Internet e del campo informatico». Dalla costruzione dello stereotipo del nerd consacrato dalle serie tv (e quando la nerd è una ragazza, è bruttina e stramba) a tutto quello che viene dopo, la tecnologia è diventata il luogo in cui riaffermare un certo tipo di maschile. C’è un pregiudizio di genere anche nei compilatori di Wikipedia. Nel 2018 ha fatto scalpore il caso della scienziata premio Nobel per la Fisica Donna Strickland. Mentre il co-vincitore, Gerard Mourou, aveva una sua pagina dal 2005, una biografia della prof è stata approvata soltanto dopo l’annuncio del Nobel. Cambiare le cose, per Semenzin significa riscrivere gli algoritmi, immaginare luoghi online più sicuri e collettivi, smantellare i principi su cui oggi poggiano le piattaforme. Forse sarà questa la prossima rivoluzione. Speriamo che qualche ragazza geniale davanti al suo computer stia già pensando come fare.

Raccontata dalastampa.it

Timeline cronologica

  1. domenica 31 maggio 2026·lastampa.it

    Cercasi ragazze coraggiose per cambiare le regole dell’Internet maschilista

    Buona notizia. xAI, la società di Elon Musk dedicata all’intelligenza artificiale, impedirà al chatbot Grok di generare immagini di persone in bikini o intimo a partire dalle foto…