Per ora è solo sussurrata l’ipotesi di uno scambio tra l’ingresso nel Mes - il Sistema Salvastati europeo a cui l’Italia è la sola a non aver aderito - e una maggiore flessibilità come quella chiesta fin qui senza risultati a Bruxelles da Meloni e Giorgetti, per affrontare l’emergenza economica legata alla crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran e dal blocco dello stretto di Hormuz. Ma al solo sentirne parlare, la maggioranza s’è di nuovo divisa, con Salvini fortemente contrario, Tajani favorevole e Meloni nel mezzo. Il rifiuto del Mes risale, nientemeno, alla campagna elettorale del 2022, in cui il centrodestra viaggiava sul velluto, non avendo un vero avversario da battere, e al suo interno s’era sviluppata una sorta di gara tra partner all’euroscetticismo, con la futura premier non disposta a lasciare all’alleato leghista neppure un centimetro sul terreno della contrarietà al governo comune dell’Europa. A una prima occhiata il Mes si prestava ai timori che il Capitano del Carroccio voleva infondere ai suoi elettori, lasciando loro credere che l’accettazione del Sistema Salvastati avrebbe imposto ai propri membri la sottomissione a regole economiche stringenti e la rinuncia per l’Italia alla propria autonomia decisionale.

Il tentativo di esercitare una pressione in Parlamento contro l’ipotesi di riarmo non è riuscito. Ma l’Italia si muove lungo un sentiero stretto. Più si avvici…

Per ora è solo sussurrata l’ipotesi di uno scambio tra l’ingresso nel Mes - il Sistema Salvastati europeo a cui l’Italia è la sola a non aver aderito - e una maggiore flessibilità…