Quanto non sono sole le donne sole. Quanto sono ricche e nuove le loro vite, lievi e solide le loro relazioni (sì, levità e solidità non sono tratti contrapposti ma sinergici: così va il mondo nuovo, quando lo lasciamo andare), solidali e fantasiose le loro speranze, calme e allegre le loro aspettative, franche le rinunce, serene le accettazioni, vispi i vuoti. Punterei su tutto questo, se dovessi scommettere sulle matite che disegneranno il futuro, non perché auspichi o intravveda un mondo di donne sole, ma perché la capacità delle donne di stare sole e starci bene, a volte straordinariamente bene, è una delle inesplorate novità che cominciano ad affacciarsi nei molti modi in cui possiamo scegliere di vivere, ed è quella che più di tutte potrà riservare sorprese. Perché è il nuovo capitolo di una lunga evoluzione che coincide in parte con l’emancipazione e la liberazione femminili, in parte col riassetto dell’intero consesso umano. Giochiamo a Ciao Darwin: non ci vuole troppa fantasia per immaginare che l’essere umano di domani sarà solo, migrante e longevo (che è diverso da vecchio: abbiamo allungato la vecchiaia, domani allungheremo la vita, i tempi delle nostre età si redistribuiranno). Vi spaventa? E perché mai, se nomadi e soli lo siamo già stati, al principio della nostra evoluzione? La longevità sarà il fatto nuovo, e ci obbligherà a rendere la sostenibilità una questione di durata e a pensionare l’unicità di stili di vita, impieghi, ruoli: è impensabile che, nell’arco di cent’anni, un singolo essere umano che non sia per la metà della sua vita un malato cronico o un cittadino fragile, possa percorrere un’unica strada, volere un’unica cosa e sempre nello stesso modo. Secondo l’Istat nel 2050 il numero medio dei membri delle famiglie italiane sarà 2,03 (nel 2024 era 2,21): il 41% di quelle famiglie sarà composto da una sola persona. Sembrano dati disperanti, ma solo se facciamo l’errore di sempre: usare il passato come criterio di valutazione. È chiaro che, visti con gli occhi pieni delle cene natalizie con 30 parenti (cene che quasi sempre attentano al nostro equilibrio psico-fisico), questi dati appaiono un depauperamento, la dispersione di un patrimonio affettivo. Invece, è solo una riconfigurazione che darà spazio a relazioni più capaci non solo di rispecchiare la mobilità e la pienezza di scelte consapevoli, ma pure di adattarsi alle nuove condizioni di vita, vita che ne conterrà molte altre. Le donne saranno più a proprio agio nella strada che l’evoluzione sembra aver tracciato e infatti hanno già cominciato a percorrerla: fanno da sé, perché fare da sé, per loro, è la continuazione ovvia di un percorso di emancipazione dalla signoria maschile, che ha dato l’impronta alla famiglia così come l’abbiamo sempre conosciuta, al cui interno le donne erano sempre proprietà di qualcuno, funzioni. Per gli uomini e per le donne, il passaggio dal matrimonio imposto a quello per scelta è stata una conquista felice ed epocale, ma con un impatto diverso sulle loro libertà: maggiore per gli uomini, minore per le donne. Il passo successivo, per le donne, si configura adesso: scegliere di sottrarsi allo schema. Schivare la coppia, perché la coppia non serve più né al loro sostentamento, né alla loro realizzazione: dentro la coppia, una donna è ancora più oggetto che soggetto di diritto, è ancora gravata dai compiti di cura, tenuta emotiva, disbrigo pratico. Per lei, ci sono più vantaggi che svantaggi. Molti giornali americani parlano di un ritorno al matrimonio come contratto: un uomo e una donna non si uniscono per amarsi ma per sostenersi, così che la sfera affettiva, con il carico mentale che comporta, viene del tutto esclusa, ma chi lo sa se è davvero possibile. Vedremo. È già reale è che le donne fanno famiglia da sole: succede ovunque nel mondo, e se in passato succedeva come esito di divorzi, naufragi, abbandoni, ora succede per scelta. L’Italia è uno dei pochi Paesi che impedisce alle donne single (così come a quelle in coppie omosessuali) di accedere alla procreazione medicalmente assistita: la settimana scorsa l’associazione Luca Coscioni ha depositato quasi 50mila firme in Senato per correggere la parte della Legge 40 che consente questa discriminazione (il passo successivo sarà depositarle alla Camera, e online si può ancora firmare). Chi governa questo Paese si ostina a non vedere che al risveglio dall’attuale letargo demografico possono contribuire in modo consistente le donne sole, che nella pienezza delle loro vite tutt’altro che infelici come per secoli sono state indotte a essere dallo stigma della zitellaggine e dalla povertà dei ruoli possibili per le non madri e non mogli, potranno scegliere di essere genitori per fare un figlio e non per rendere padre un uomo. La piena gaiezza delle donne sole è la novità del nostro tempo (leggasi Smettetela di dirci che non siamo felici, di Gabriella Grasso): sostenerla, farà bene alla demografia e al potere, e all’altruismo, al coraggio alla fantasia, quelle cose da cui si riconoscono un giocatore e una giocatrice.