È la solita storia. Qualcuno convoca una manifestazione di piazza per nobili motivi, ma arrivano i violenti e rovinano tutto, spostando l’attenzione dai bambini palestinesi alle vetrine infrante e offrendo un pretesto per trasformare, agli occhi dell’opinione pubblica moderata, tutti i manifestanti in fomentatori d’odio e perturbatori della quiete pubblica. Come se il ragazzo incappucciato che tira un sasso o impugna una spranga in nome della Palestina fosse stato armato dagli organizzatori, mentre la storia ci insegna che il primo bersaglio del fanatico non è mai chi sta dalla parte opposta della barricata, ma chi cammina pacificamente al suo fianco.