Il tema della nuova stagione della Fondazione Circolo dei lettori, la prima che ho l’onore e il privilegio di guidare, ha a che vedere con lo Zeitgeist, lo spirito del tempo. Un tempo caratterizzato da un gigantesco paradosso. Mai come oggi nella storia della nostra specie abbiamo avuto a disposizione tanti strumenti per comunicare tra noi. Le nuove tecnologie ci consentono di farlo in tempo reale indipendentemente dalla nostra collocazione nello spazio. Parlarci, scriverci, vederci a migliaia di chilometri di distanza non è mai stato così facile. Eppure, dal nostro orizzonte comune si è eclissato il dialogo. Con la caduta del muro di Berlino, Francis Fukuyama aveva decretato la fine della Storia. L’epoca della globalizzazione e del libero mercato avrebbe reso obsoleto il concetto stesso di nazionalismo. Non solo: vi sarebbe stata una grande redistribuzione della ricchezza, cosa che avrebbe posto fine a ogni conflitto, sociale e non. Oggi sappiamo che si trattava di un abbaglio. La forbice che divide il mondo tra chi dispone di fortune inimmaginabili e chi ogni giorno lotta per la sopravvivenza si è ulteriormente allargata. Al contempo, evaporata l’arte della diplomazia, il pianeta è nuovamente insanguinato da guerre di cui non si vede la fine. Intanto, tutti noi in questi ultimi anni abbiamo toccato con mano la crescente, diffusa incapacità di confronto civile tra persone che hanno diverse visioni del mondo. Nietzsche sosteneva che l’essenziale sta nelle sfumature. Dobbiamo invece constatare come, al contrario, maggiori sono le complessità e con più pervicacia si fa ricorso a semplificazioni destinate a esacerbare le contrapposizioni. Prevale la più elementare forma di pensiero: quello binario. Tutto è bianco o nero, giusto o sbagliato. Abbiamo ridotto il discorso pubblico a uno scontro tra tifoserie nel quale l’avversario è un Nemico, e in quanto tale viene delegittimato se non disumanizzato.