Tre sono gli eventi e le novità che hanno agitato e stanno rivoltando le acque del Lemano e quelle del Rodano e dell’Arve che intersecandosi bagnano la città del franco Gundebaldo. Appena proiettato in concorso internazionale al Locarno Festival il film svizzero ‘Le Lac’ di Fabrice Aragno. Girato proprio sulla lunga e assottigliata estremità occidentale del lago e ai bordi della rada di Cologny, è una poesia visiva che dallo spazio dilatato e ridondante della “quotidianità” si stempera dove la casualità e l’imprevisto fanno capolino. Aragno infatti infila due figure innamorate su una barca a vela impegnata in una gara sul lago Lemano e le guarda, distaccato e con la coda dell’occhio, nel loro agire. Ne coglie lacerti di movimenti e sentimenti. Tutto viene esacerbato dal vento, dal temporale, dalle onde ingrossate, dalle minacciose montagne che incorniciano la città di Rousseau le cui luci inutilmente cercano di regalare quiete perché tutto viene segnato dal correre dei treni merci e passeggeri: rumori e suoni diversi diventano tagli di colore veloci che rompono l’intimità dei due navigatori. Una complicità intima poi suscita il ricordo o, forse, preannuncia il futuro sdraiati sul tappeto verde del lungolago ginevrino ad aspettare che il tempo si ricordi di passare. È un film d’essai con i corpi di Clotilde Courau, attrice, e Bernard Stamm, marinaio.