L’Universo si espande, e non poco per i nostri parametri umani, lo sappiamo dal 1930 quando Edwin Hubble formulò la sua legge, oggi chiamata giustamente Legge di Hubble-Lemaitre per riconoscere anche al secondo, prete belga e notevole astrofisico, la primogenitura dell’idea. Lemaitre ci arrivò per via matematica, corroborata da qualche osservazione diretta, Hubble la perfezionò per la parte dati. La loro legge è molto semplice, basandosi sulle osservazioni fatte da Hubble con il famoso telescopio di Monte Palomar, all’epoca il massimo cui si poteva aspirare, che, dopo aver parlato con Lemaitre, si era accorto che più le galassie erano distanti e più la loro luce si arrossava. Anche i dati di Hubble, per la verità, erano abbastanza insicuri, ma lui, con un’intuizione ardita e geniale, tirò una riga a matita fra i punti e scrisse la famosa legge: più lontane sono le galassie e più le frequenze della luce si spostano verso il rosso. Un po’ come il suono delle ambulanze che quando arrivano hanno suono acuto e quando si allontanano hanno suono più basso, anche se i due fenomeni sono completamente diversi il paragone può aiutare a capire.