La linea di Schlein è tracciata. Non solo un partito democratico più “al femminile” con la sua elezione a segretaria, ma anche, “più femminista”. La segretaria Pd dal palco della Conferenza delle donne democratiche a Roma, dove Roberta Mori è stata proclamata nuova portavoce delle donne democratiche, ha sottolineato la necessità di trasformare il partito “in femminista“, appunto, non nascondendo però che “la strada è ancora lunga”.
Quella di oggi, con la Conferenza delle donne democratiche, ha detto Schlein “è una giornata importante, che viene dopo una giornata di lotta, non di festa, e di memoria per chi si è battuto prima di noi”. “Ancora tanti sono gli ostacoli – ha aggiunto – Il patriarcato non esiste solo negli occhi di chi ha il privilegio di non vederlo, solo perché ci sguazza dentro”.
Anche per questo, quindi, “l’elezione per la prima volta di una segretaria donna non sana le ferite e non risolve i problemi sui territori, sono io a chiedervi aiuto in questo”. Solo insieme, ha rimarcato, “cambiamo metodo e trasformiamo il partito in femminista“. Non è accettabile, ha spiegato ancora, che ancora oggi qualcuno dica “ma tu di chi sei figlia“. La segretaria ha anche sollecitato a “rifiutare la logica di cooptazione, che è sempre stata comoda, ed esercitare tutta la vostra libertà anche quando il partito sbaglia” e ha ricordato che “quasi la metà delle iscritte alla Conferenza” poi, di fatto, “non è iscritta al Pd”.
