Giuseppe Conte come Matteo Salvini? Per certi aspetti sembrerebbe proprio di sì. Anche il leader dei Cinque Stelle rischia di andare a incagliarsi su proposte tanto desiderabili quanto del tutto irrealizzabili.
Al leader, oramai in disgrazia, della Lega è toccata questa sorte con la sua vana battaglia contro la legge Fornero. E dunque è andato a sbattere malamente sul tema delle pensioni. Dopo un decennio di accanimento politico non solo la riforma Fornero è più solida che mai, ma il bellicismo sistematico di Salvini lo sta portando a clamorosi insuccessi elettorali. Se avesse, su questo punto, sposato la prudente linea Maroni, quella del posticipo pensionistico e non dell’anticipo, forse l’esito finale sarebbe stato meno infausto. Ma al Don Chisciotte padano le battaglie non mancano, ultima in ordine di tempo quella sugli autovelox. Anche se su questo punto potrebbe avere una qualche ragione nei confronti di certi sindaci “pazzi”.
Il leader dei Cinque Stelle è entrato a gamba tesa sul tema del salario con la recente proposta, stile Salvini, della settimana corta a parità di salario. Più che di settimana corta, direi cortissima perché l’idea è quella di portare la settimana lavorativa a 32 ore. Nelle dichiarazioni di Conte questa settimana cortissima aumenterebbe la soddisfazione dei lavoratori e anche la loro produttività. Pare che ci siano alcune esperienze all’estero che vanno in questa direzione, anche se su piccola scala.
