Benny Gantz si prende la scena a Washington, incontra la vicepresidente americana Kamala Harris senza l’ok del premier Benjamin Netanyahu e presenta pubblicamente i suoi piani (condivisi con la Casa Bianca) sul futuro nella Striscia di Gaza. Il leader del Partito di unità nazionale israeliano, in testa ai sondaggi, e membro del gabinetto di guerra compie un passo per il superamento dell’era Netanyahu e dopo il vertice con Harris e il Consigliere per la sicurezza nazionale Jake Sullivan chiede di “istituire un’amministrazione internazionale” nella Striscia “in cooperazione con i Paesi della regione e come parte della promozione dei processi di normalizzazione“.

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Una mossa che non sarà piaciuta ai membri più estremisti del governo di accordo nazionale, i ministri Itamar Ben-Gvir e Bezalel Smotrich, che chiedono la guerra a oltranza nell’enclave palestinese, l’occupazione militare di essa e il pieno sostegno agli insediamenti illegali, ma nemmeno allo stesso Netanyahu, scavalcato da Gantz dopo essersi visto rifiutare un colloquio con Joe Biden, con il quale i rapporti sono sempre più freddi, senza potersi permettere di scaricare l’alleato di convenienza.