Resta ancora elevata la crescita dei salari nell’eurozona. Nel quarto trimestre del 2023 l’aumento è stato del 4,5% su base annua, con un declino di due decimali rispetto ai tre mesi precedenti, spiegano i dati della Banca centrale europea (Bce). La lettura era attesa dagli analisti in quanto importante per comprendere le prossime mosse di Francoforte sui tassi d’interesse. Non è ancora sicuro che una sforbiciata sia del tutto esclusa durante il meeting di aprile, ma poco ci manca.

Nessuna fibrillazione, ma una persistenza al rialzo che è ben oltre il target della Bce. Pur mancando l’incorporazione degli aumenti salariali in Germania, che potrebbe far rivedere al rialzo la stima generale nei prossimi mesi, l’evidenza è che non c’è una spirale fra prezzi e stipendi. In tal modo, secondo la visione dei banchieri centrali più ortodossi, gli sforzi della Bce potrebbero essere concentrati solo sulla stabilizzazione dell’inflazione. Questo si può tradurre in una ulteriore attesa per varare il primo taglio dei tassi, come invece richiesto a gran voce dalle “colombe” della Bce. Il problema, come rimarcato la scorsa settimana dalla presidente dell’istituzione, Christine Lagarde, è che mancano ancora molte serie di dati. Nello specifico, mancano gli incrementi salariali una tantum varati dalla Germania sul finale dello scorso anno. L’erogazione, come ha evidenziato la Bundesbank, doveva avvenire in dicembre, ma invece per alcune parti del settore pubblico sarà prevista per il primo trimestre del 2024. Quindi, ci sarà un rialzo del valore generale, che potrà dare nuovo slancio al fenomeno in corso.