C'è chi pensa che le coincidenze, nella Russia di Putin, non esistano.
La morte di Alexei Navalny, proprio ora, getta infatti un'ombra sospetta e sinistra sulle elezioni presidenziali di marzo, sull'esclusione dalla corsa al Cremlino del candidato pacifista Boris Nadezhdin, e persino sull'imminente secondo anniversario della guerra in Ucraina.
La scomparsa del principe degli oppositori - trasferito di recente in un gulag siberiano di massima sicurezza dove collezionava isolamenti - segna senz'altro, qualunque ne sia la causa, dolo o incuria, il livello più basso del regime repressivo instaurato dallo zar. Il messaggio che ne consegue è logico: chi alza la testa, è perduto.
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Morti o in prigione: il destino dei nemici di Vladimir Putin
