Non sarà una riapertura per pochi. Almeno 5,4 miliardi di euro tornano in gioco con la rimessione nei termini delle prime due rate della rottamazione quater delle cartelle. Rate che erano già state rinviate al 18 dicembre 2023 e ora l’emendamento dei relatori approvato in commissione al Milleproroghe sposta al 15 marzo 2024 (anche se con i cinque giorni di tolleranza saranno ammessi i pagamenti fino al 20 marzo). Poco meno della metà (45,4%) degli incassi potenzialmente dovuti (11,9 miliardi) è incappato nella decadenza: tradotto in altri termini, non ha pagato in tempo le prime due rate della nuova edizione della sanatoria. Problema non nuovo. E che anzi ha fatto registrare un miglioramento nel tasso di chi è scappato dalla rottamazione delle cartelle nelle precedenti edizioni.
Secondo le cifre fornite in commissione Finanze alla Camera dalla sottosegretaria all’Economia Lucia Albano in risposta all’interrogazione presentata da Emiliano Fenu (M5S), la quota di decaduti è arrivata a toccare il 70% in occasione della terza rottamazione, il 67% nella seconda e il 53% nella prima. Percentuali che impongono delle riflessioni. La prima è che il fenomeno della fuga delle rate denunciato anche dalla Corte dei conti è effettivamente molto pronunciato ed è andato a crescere nel tempo via via che la sanatoria è stata riproposta. Quindi a fronte dei vantaggi iniziali della proposizione della domanda (blocco delle azioni cautelari e di quelle esecutive non avviate, possibilità di ottenere il Durc) si pone poi una questione di mantenere fede al patto stipulato e al piano rateale richiesto inizialmente. La seconda è che probabilmente il tasso più alto per la terza edizione si spiega con il fatto che ha attraversato l’intero periodo Covid, caratterizzato da sospensioni e difficoltà finanziarie nei pagamenti. Non a caso il tema delle continue riaperture delle finestre per chi era decaduto dalle rate (va ricordato infatti che ogni rottamazione ha previsto una tagliola senza appello per chi non rispetta le scadenze) si è posta proprio in quella fase, con la necessità di continui interventi legislativi.
