Gli agricoltori sono pronti a entrare a Roma. Il fronte della protesta, come già nei giorni scorsi, è spaccato e nella Capitale andranno in scena mobilitazioni parallele che, salvo sorprese dell’ultimo minuto, difficilmente troveranno punti di convergenza. Da una parte il “Cra agricoltori traditi“, guidati dall’ex forcone Danilo Calvani, chiama a raccolta alle porte di Roma a partire da giovedì gli agricoltori italiani per una mobilitazione che culminerà in una “grande manifestazione” nella seconda metà della settimana prossima. Dall’altra c’è Riscatto agricolo che, abbandonata la velleità di concentrarsi sul Raccordo Anulare, ha raggiunto un accordo con la questura di Roma per portare manifestanti e trattori in piazza San Giovanni venerdì mattina e punta anche a salire sul palco di Sanremo per far sentire la propria voce alla platea sterminata di telespettatori.
“Attendiamo migliaia di mezzi, fra trattori e camion, per la manifestazione della settimana prossima” dice Calvani, il volto più noto della marcia degli agricoltori in Italia. “Non c’è ancora una data esatta né un luogo – continua – ma tra le ipotesi in campo c’è anche il Circo Massimo“. In attesa di capire quale sarà la strategia del movimento, di certo c’è che nelle prossime ore inizieranno a riempirsi i cinque presidi alle porte della città, che accoglieranno mezzi in arrivo da tutta la Penisola. Le aree individuate, tutte all’esterno del Grande raccordo anulare, sono ad Albano e Cecchina a Sud, Palidoro ad Ovest, Fiano Romano, Capena e Formello a nord. Una mobilitazione appoggiata anche da Giuliano Castellino, ex esponente romano di Forza Nuova, che ha annunciato di scendere in piazza al fianco degli agricoltori con la sua “Ancora Italia“. Dal canto suo Calvani sottolinea che il suo movimento è “apolitico“. “Alla manifestazione – avverte – non vogliamo bandiere dei partiti, dei sindacati, né politici“. E mostra freddezza anche verso le parole pronunciate dalla presidente del Consiglio Giorgia Meloni nei confronti della sua categoria. “Al momento non abbiamo avuto contatti con Palazzo Chigi” dice ribadendo: “Abbiamo dato un ultimatum al governo di 5 giorni per recedere da tutti i trattati comunitari che stanno uccidendo l’agricoltura e per le dimissioni del ministro Lollobrigida. Noi vogliamo i fatti. Ci interessano solo le nostre campagne e non le campagne elettorali”.
