di Marco D’Ercole

Anch’io, come tante persone, appartengo al mondo agricolo. Gestisco insieme a mio padre, professore universitario, l’azienda agricola di famiglia, composta da vigneti, ulivi e seminativi. La mia azienda si trova in Abruzzo.

Anch’io, come altri agricoltori, capisco la rabbia del settore. E purtroppo il colpevole non è uno solo – per i telegiornali la colpa è dell’Europa, brutta e burocrata, che tramite il Green deal vessa un settore malconcio.

Partiamo da un dato fondamentale. Quando l’Europa burocrata emette una direttiva o una legge, è espressione dei desideri dei singoli Stati. Singoli Stati che fanno pressing affinché si porti a casa più risultati possibili, a discapito di altri Stati. Queste istanze sono rappresentate in Italia dai governi nazionali, regionali e dalle associazioni di categoria. È qui per me il vero intoppo. Questi tre attori (purtroppo) hanno abbandonato da tempo la rappresentatività del popolo, pensando (molto?) maggiormente ai propri personali interessi.

Protesta degli agricoltori, mille trattori bloccano le strade di Bruxelles nel giorno del Consiglio europeo. In piazza anche Coldiretti