Uno spettro s’aggira per Verona. È lo spettro di Placido Domingo, il tenore ospite fisso dell’Arena di Verona che, nonostante le diverse accuse di molestie, tanto da venir allontanato da molti teatri internazionali, è stato ingaggiato dall’Ente lirico e confermato anche per gli anni a venire come icona di uno dei più bei palcoscenici del mondo, con l’avallo del sindaco “progressista” della città. Una decisione, come di seguito precisato, ribadita e difesa proprio in questi giorni, a fronte di una contestazione montante, pur tenuta sotto traccia mediatica.

Questa contraddizione culturale, per usare un eufemismo, a mio parere può essere compresa solo gettando un rapido sguardo al passato di Verona, una città che spesso cade sotto i riflettori della cronaca nazionale. Quello remoto in cui il fascismo ha lasciato molte tracce di sé che un cattolicesimo conservatore non ha certo aiutato a cancellare e quello prossimo in cui l’arcipelago del centro-sinistra ha cercato di tirar fuori il coniglio dal cilindro nella competizione elettorale del maggio 2022 per il rinnovo del sindaco. Non uno di loro – hanno pensato – troppo indigesto per la tradizione, ma soprattutto mai accettabile da tutti gli isolotti dell’arcipelago. Allora hanno puntato al “bravo ragazzo” attrattore trasversale di consensi. Eccolo, è Damiano Tommasi, ex giocatore popolare di football, cattolico, coniugato con sei figli e che cita don Milani, anche se per promuovere la sua scuola, privata. Pazienza se manca d’esperienza amministrativa oltre il pallone e se è estraneo alla politica.