Non solo con fondi pubblici ma anche con il coinvolgimento di grandi aziende di Stato, del settore energetico e non solo, per individuare e finanziare insieme programmi infrastrutturali da sostenere. Saranno chiamate a partecipare anche istituzioni finanziarie pubbliche e banche private. Nel continente africano sono già molto attive Eni ed Enel, che guardano con interesse ad Algeria, Tunisia, Libia, Egitto, Etiopia e Costa d’Avorio. C’è un forte interesse anche da parte di Terna che realizzerà Elmed, il cavo sottomarino di 220 chilometri che consentirà l’interconnessione elettrica tra Tunisia e Italia, struttura strategica per tutta la Ue, facendo dell’Italia un vero hub energetico. Nel Piano Mattei, che verrà illustrato oggi dal premier Meloni, dovrebbero prendere forma anche misure ad hoc per sostenere il nostro export verso l’Africa e progetti di formazione in collaborazione con le università italiane, e altri per la crescita della classe media destinata ad incentivare lo sviluppo dell’area. Non va dimenticato il tema migratorio. Creando le basi per un miglioramento dell’economia si punta a creare le condizioni per disincentivare l’immigrazione in Europa e quindi in Italia. Il modello dell’accordo siglato dall’Italia con l’Albania, con centri d’accoglienza italiani gestiti in Paesi terzi, potrebbe essere replicato proprio nel Maghreb e nelle aree subsahariane. Ma c’è anche l’esempio della Tunisia, con il memorandum siglato a luglio scorso da Meloni insieme a von der Leyen con il presidente tunisino Kais Saied. Accordo che ha permesso di ridurre le partenze di migranti da questo Paese verso l’Italia.
Italia ponte per l'Africa, alla Ue piace il piano Mattei
Con la cena di ieri sera al Quirinale si è aperto il vertice Italia-Africa, organizzato dal governo per discutere del futuro del continente. Al...
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