«Con quel cartello ho espresso un pensiero che dovrebbe essere universale, e cioè criticare un’organizzazione terroristica. Ossia Hamas. È chiaro chi sia l’aggressore e chi, invece, l’aggredito. Se avessi voluto provocare i manifestanti, avrei scritto altro». Se si bussa alla porta di casa di Mihael Melnic, 25 anni, lui risponde con un socievole «Chi è?». Sembra abituato. Almeno lo sembra dopo sabato pomeriggio, quando quell’appartamento, o meglio quella finestra del soggiorno di una tipica casa di ringhiera affacciata su via Padova, a Milano, è quella su cui si sono concentrate le attenzioni dei manifestanti pro Palestina, delle forze dell’ordine e dei giornalisti. È bastato un cartello di quattro fogli legati con dello scotch. Sopra Mihael, bergamasco d’origini e fondatore di una start up con base a Dublino, ha scritto altrettante parole con un eyeliner nero. «Era l’unica cosa che avevo in casa. Continuavo a rifare la punta». Un improvvisato, dunque, «Free Gaza from Hamas» esibito durante la manifestazione non autorizzata a Milano per la Palestina nel Giorno della Memoria. Dalla strada cori, provocazioni: «Scendi». Dall’alto un ragazzo che dice: «Rivendico un'idea».