“Questa guerra ha scatenato uno tsunami di antisemitismo. Ma cosa c’entro io con quello che sta facendo Benjamin Netanyahu a Gaza? Cosa c’entra un ebreo italiano?”. A usare queste parole, nel giorno della Memoria, è Edith Bruck che nella primavera del 1944, a tredici anni, venne presa dal ghetto di Sátoraljaújhely (in Ungheria) e deportata ad Auschwitz e poi in altri campi tedeschi. Parlare con la scrittrice, regista e poetessa, sopravvissuta alla più grande tragedia del Novecento significa ripercorrere la Storia e provare a coniugarla nel presente e nel futuro. Ad amareggiarla è proprio l’oggi, l’attualità, che ha finito per rimettere in discussione – cosa che considera intollerabile – l’esistenza stessa di Israele. Bruck, che in queste ore ha ricevuto dal direttivo dei Giornalisti cinematografici italiani la notizia del premio speciale dei Nastri d’Argento per i documentari, ha speranza solo nei confronti dei giovani. Da qualche settimana ha pubblicato per la “Nave di Teseo” il libro “I frutti della memoria. La mia testimonianza nelle scuole”, una raccolta di lettere che i bambini e i ragazzi di tutt’Italia le hanno inviato.
Questo libro, Edith, è la testimonianza che la sua semina è servita. Non finirà, quindi, tutto in una riga dei libri di storia?
