Una corsa contro il tempo, ma pure contro la Costituzione. È quella che sta andando in onda in queste ore in Sicilia. Dove ciclicamente c’è sempre qualche emergenza in grado di minacciare il futuro dell’isola. O molto più banalmente quello dei suoi governanti. A turbare i sonni dei politici siciliani, questa volta, sembra essere il destino di quattro consiglieri regionali, che come è noto sull’isola si chiamano deputati e quindi vanno appellati come “onorevoli“. Un titolo al quale si rinuncia sempre con molta fatica. Sarà per questo motivo se, negli ultimi giorni, l’urgenza dell’Assemblea regionale siciliana sembra essere diventata una e una sola: approvare prima possibile la norma per salvare i destini di quei quattro deputati, che rischiano di perdere il posto perché potrebbero presto essere dichiarati ineleggibili dai giudici.

Il colpo di spugna – Caso vuole, però, che tre dei quattro consiglieri a rischio siano esponenti di Fratelli d’Italia: ecco quindi che il principale partito del Paese si è attivato per fare approvare una legge in grado di cambiare i requisiti dell eleggibilità, addirittura in maniera retroattiva. Un vero e proprio colpo di spugna, già considerato incostituzionale dagli uffici legislativi dell’Ars, ma per il quale si sarebbero mossi persino i vertici nazionali del partito di Giorgia Meloni: con la decadenza degli ineleggibili, infatti, Fdi rischierebbe di non essere più il gruppo più numeroso a Palazzo dei Normanni. Ecco perché la norma salva ineleggibili ha tra i suoi molteplici effetti anche quello di spaccare la maggioranza di Renato Schifani. Che su questo tema, per il momento, tace. Ma andiamo con ordine.