La Corte Internazionale di Giustizia dell’Aja respinge la richiesta di archiviazione di Israele e decide di procedere nella verifica delle accuse di genocidio mosse dal Sudafrica nei confronti di Tel Aviv per l’operazione militare a Gaza. E ciò che più colpisce delle parole della giudice americana e presidente della Corte, Joan Donoghue, è il fatto che, a loro parere, “almeno alcuni atti sembrano in grado di rientrare nella convenzione sul genocidio“. In sostanza, secondo i giudici dell’Aja, alcune azioni compiute da Israele potrebbero configurare un atto di genocidio contro il popolo palestinese di Gaza.

La giudice ha poi proseguito dicendosi consapevole della portata della tragedia umana che si sta verificando nella regione ed è profondamente preoccupata per la continua perdita di vite a Gaza. Ed è per questo che la Corte ritiene che vi sia sufficiente urgenza per ordinare misure provvisorie contro Israele che deve “prendere tutte le misure per prevenire qualunque atto di genocidio a Gaza”.

I giudici si sono basati, oltre che sul dossier presentato dal Sudafrica, anche sui rapporti delle Nazioni Unite che da mesi ormai, anche con il segretario generale Antonio Guterres, denunciano i raid nella Striscia e chiedono un cessate il fuoco che eviti ulteriore spargimento di sangue, dopo più di 25mila morti civili in risposta all’attacco del 7 ottobre, quando vennero massacrate circa 1.200 persone nei kibbutz israeliani e al festival musicale Nova. Non a caso, Donoghue ha citato il coordinatore dei soccorsi d’emergenza delle Nazioni Unite, Martin Griffiths, secondo cui “Gaza è diventata un luogo di morte e disperazione“, dove sono state sfollate 1,7 milioni di persone in una striscia di terra diventata “inabitabile“.