Come l’acqua che con pazienza scava la roccia, fino a creare un solco e poi sprigionare tutta la sua potenza. Con diligenza, passo dopo passo, Jannik Sinner ha costruito la sua rivoluzione calma, quella che l’ha portato a compiere l’impresa impossibile: battere Novak Djokovic in semifinale agli Australian Open. Un livello mai superato da nessuno, fino ad oggi. Una vittoria che necessariamente diventa spartiacque, sancisce un prima e un dopo, apre a una nuova era del tennis. Perché, dopo l’addio di Roger Federer e gli infortuni di Rafa Nadal, solo Carlos Alcaraz era riuscito a scalfire l’autorità di Djokovic, battendolo in finale a Wimbledon. La differenza però sta nel modo in cui questa volta Sinner ha sconfitto il numero 1 al mondo, per di più sul suo campo preferito, quella Rod Laver Arena dove non perdeva da 33 gare consecutive. La partita del 22enne azzurro è stata un capolavoro del tennis, in cui ogni punto sembrava portarsi dietro la storia di anni di lavoro, di perfezionismo, di miglioramenti. Impossibile scegliere un solo momento significativo, perché è stato tutto l’andamento del match a certificare la consacrazione di un nuovo campione. Sinner non ha solo battuto Djokovic, non gli ha mai dato la chance di vincere: è il primo tennista nella storia a non aver concesso nemmeno una palla break al serbo in un match di uno Slam. Questo nemmeno a Federer e Nadal era mai riuscito.