Dalla Francia alla Polonia, dalla Germania alla Romania, fino ad arrivare direttamente a Bruxelles: in tutta Europa gli agricoltori protestano e bloccano le autostrade a bordo dei propri trattori. Le istanze rivendicate dai movimenti sono numerose – e tutte per lo più rivolte all’Europa e alla sua agenda verde – ma in ogni paese assumono declinazioni differenti, come differenti potrebbero essere le conseguenze a livello politico. Intanto però la presidente della Commissione Europea Ursula von der Leyen è corsa ai ripari e giovedì 25 gennaio ha tenuto la prima sessione del Dialogo strategico sul futuro dell’agricoltura nell’Ue: “C’è una crescente polarizzazione e divisione sui temi riguardanti l’agricoltura – ha detto aprendo i lavori della riunione, nella sala del collegio dei commissari a palazzo Berlaymont, a Bruxelles – e sono convinta che la polarizzazione possa essere superata solo attraverso il dialogo”.

Due macro-temi comuni: Green Deal e guerra in Ucraina – Ad accomunare tutte le manifestazioni – che soprattutto in Francia e Germania stanno mettendo a dura prova politica e amministrazioni locali – sembra esserci il malcontento delle aziende agricole nei confronti del Green Deal, cioè le proposte dell’UE per trasformare le politiche in materia di clima ed energia. Il patto ambientale proposto da Bruxelles chiede infatti anche all’agricoltura una svolta in termini di sostenibilità, e propone di distribuire diversamente i sussidi della Politica agricola comune. Con il piano industriale del Green Deal, presentato a febbraio 2023, l’obiettivo è rendere più competitiva l’industria europea e accelerare la transizione verso la neutralità climatica. E raggiungere le net zero emissions entro il 2050. Ma questo si traduce, secondo i manifestanti, in richieste specifiche ambiziose e da soddisfare troppo rapidamente: stop ai pesticidi, aumento della rotazione delle colture, introduzione di nuove tecnologie e riduzione delle emissioni e degli sprechi alimentari. Un altro minimo comun denominatore delle proteste è la concorrenza agricola ucraina, più sentita dai Paesi dell’Est. Le manifestazioni dei paesi più orientali dell’Unione – Romania e Polonia in particolare – lamentano l’invasione di prodotti a prezzi stracciati provenienti dall’Ucraina. L’UE nel giugno 2022 ha infatti deciso di liberalizzare il commercio con Kyiv, portando un afflusso di merci ucraine a basso costo nel mercato interno dell’Unione per cercare di limitare l’impatto che la guerra con la Russia sta avendo sul settore agricolo ucraino. Ma gli agricoltori accusano di non poter reggere la concorrenza del grano a basso costo in arrivo, e così ai valici di frontiera i trattori bloccano i camion provenienti dal paese.