L’annuncio di una manifestazione pro Palestina nel Giorno della Memoria ieri aveva innescato la reazione delle comunità ebraiche di Roma e Milano. Oggi dopo che ieri da fonti del Viminale era stato fatto trapelare che c’erano valutazioni in corso, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi, ricordando che esiste una “sacralità” del diritto di manifestare, ha dichiarato che: “Le manifestazioni possono essere compresse o limitate solo se ci sono motivi serie di ordine pubblico. Ci sono valutazioni in corso”. Alcune manifestazioni, al di là delle intenzioni degli organizzatori, “potrebbero avere evoluzioni lesive di alcuni valori sanciti dalla legge, come la commemorazione della Shoah. Confido nelle autorità di pubblica sicurezza, specie a Roma e Milano, che stanno incontrando gli organizzatori per vedere se differire le manifestazioni in altri giorni, non per negare un diritto, ma per renderle compatibili con i valori. Se ciò non succede faremo le nostre valutazioni”.

Piantedosi sulla manifestazione del 27 gennaio: "Limitate solo se ci sono motivi serie di ordine pubblico. Ci sono valutazioni in corso

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Mercoledì il presidente della Comunità Ebraica di Roma, Victor Fadlun, era stato durissimo: “La manifestazione pro-Palestina a Roma indetta per il 27 gennaio, Giorno della Memoria, sarebbe una sconfitta per tutti. Non capiamo come sia stato possibile concedere l’autorizzazione in una ricorrenza che è internazionale, per di più nel contesto del 7 ottobre, massacro antisemita come non se ne vedevano dai tempi del nazismo. Alle istituzioni, nazionali e locali, chiediamo di impedire questa vergogna. Chiediamo responsabilità e buon senso. Le istituzioni assumano l’unica decisione possibile: dire No alla marcia antisemita nel Giorno della Memoria” aveva aggiunto Fadlun ricordando come “abbiamo visto iniziative analoghe degenerare in comizi grondanti odio, appelli all’uccisione degli ebrei, bandiere israeliane bruciate e aggressioni agli agenti”. Fadlun aveva definito “inspiegabile l’autorizzazione al corteo anche per le possibili conseguenze sull’ordine pubblico e la sicurezza di Roma”. (