Che effetto fa avere aperto la strada? «Bellissimo», concorda Elisa Rossini, in arte Ero11, studio di tattoo quasi davanti alla chiesa di San Giovanni, a Roma. Con orgoglio rimarca, «il Fine Line adesso è uno degli stili di punta, ma quando ho iniziato, nel 2015, l’ambiente lo rifiutava». Quel micro-realismo, quei disegni delicatissimi e minuscoli, «per me la dimensione massima sono 5-6 cm», chiarisce, non incontravano il gusto dei numerosi fan della «storia» incisa sulla pelle, da mostrare. Rossini, classe 1990, laurea in Fashion Design, ha tenuto duro. A ragione. «Il Fine Line rompe le regole della visibilità, si scelgono i punti del corpo più nascosti ed è perfetto per chi, altrimenti, non si sarebbe mai tatuato. Ha contribuito ad allargare il target di un mondo sdoganato da tempo ma ancora chiuso».
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