Alla fine la questione è molto semplice. Ad avere il coltello dalla parte del manico sono le case automobilistiche. E possono usarlo per mungere a governi e contribuenti incentivi in continuazione. Incentivi di qualsiasi tipo, dai contributi per i clienti che intendono acquistare una nuova auto alle agevolazioni fiscali per le aziende, passando per la diretta compartecipazioni dei governi agli investimenti in nuovi impianti. Nonostante bilanci societari gonfi di utili, l’attività di lobbying è incessante e perpetrata da una posizione di forza. La transizione verso il motore elettrico si è rivelata essere una gallina dalle uova d’oro. I paesi si sfidano a suon di centinaia di miliardi per attrarre all’interno dei propri confini i nuovi stabilimenti tecnologicamente avanzati e “giga factory” che assemblano le batterie, nessuno vuole essere tagliato fuori dalla mobilità del futuro. I produttori hanno a loro disposizione innumerevoli possibilità di scelta e si godono lo spettacolo dei governi che si sfidano a chi offre di più. Con l’elettrico si riduce anche il vantaggio competitivo che può essere offerto da una forza lavoro esperta e capace grazie a lunga tradizione, si pensi alla manodopera di Italia, Germania o Francia dove le auto si fabbricano da secoli. Ma l’assemblaggio delle elettriche è molto più semplice e i pezzi sono assai di meno.
Incentivi auto, così le grandi case tengono in pugno i governi Ue. Che si fanno la guerra a suon di agevolazioni per non perdere la produzione - Il Fatto Quotidiano
Alla fine la questione è molto semplice. Ad avere il coltello dalla parte del manico sono le case automobilistiche. E possono usarlo per mungere a governi e contribuenti incentivi in continuazione. Incentivi di qualsiasi tipo, dai contributi per i clienti che intendono acquistare una nuova auto alle agevolazioni fiscali per le aziende, passando per la …
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