Dopo l’Italia, la Spagna e gli altri Paesi europei che da inizio anno hanno fatto il pieno di richieste nel collocare titoli pubblici per oltre 120 miliardi di euro non poteva mancare all’appello l’Unione europea. La Commissione, in procinto di diventare uno dei principali emittenti a livello internazionale per raccogliere i fondi destinati principalmente al piano NextGenerationEU, ha collocato obbligazioni per 8 miliardi di euro con scadenza 7 e 30 anni in quella che è la prima operazione condotta attraverso sindacato del 2024. E lo ha fatto, secondo le indicazioni delle banche che hanno partecipato all’operazione, ottenendo richieste complessive per 180 miliardi e confermando quindi di essere in grado di attirare l’interesse degli investitori sovrani al pari (se non addirittura di più) dei tradizionali emittenti sovrani.

L’operazione della commissione

Anche per questo i bond Ue (in entrambi i casi si tratta di riaperture) sono stati prezzati in modo favorevole rispetto alle indicazioni iniziali, con un rendimento del 2,781% (11 punti base in più rispetto al tasso midswap, quando si partiva da 14) per i 3 miliardi di titoli con scadenza dicembre 2030 e del 3,678% (85 punti base sul midswap anziché 87) per i 5 miliardi di titoli marzo 2053. I tassi sono leggermente superiori a quelli del debito dei Paesi che gli analisti definiscono semi-core e a cui potrebbero essere paragonati: per il settennale sono circa 10 centesimi in più rispetto all’Austria, 20 sulla Francia e 30 sull’Olanda. Uno scarto, questo, che in genere viene associato alla limitata liquidità che gli Eu-bond hanno sul mercato secondario, essendo generalmente detenuti da investitori istituzionali con un’ottica di lungo termine.