Era il 22 febbraio del 2022 confermò l’ergastolo per Innocent Oseghale, accusato dell’omicidio di Pamela Mastropietro, la ragazza di 18 anni romana che era stata uccisa e fatta a pezzi a Macerata il 30 gennaio del 2018. L’imputato era stato condannato all’ergastolo in primo e in secondo grado e i supremi giudici confermarono definitivamente la responsabilità di Oseghale per l’omicidio, ma annullarono la sentenza di appello riguardante il reato di violenza sessuale e avevano disposto che limitatamente a questa contestazione si dovesse tenere un nuovo processo a Perugia. I magistrati umbri però hanno condannato per la violenza sessuale Oseghale e nelle motivazioni scrissero che la vittima “reagì perché fu abusata mentre era drogata, per questo Oseghale la uccise”.

Il verdetto impugnato è tornato in Cassazione e oggi il sostituto procuratore generale ha chiesto ai giudici di dichiara inammissibile il ricorso del difensore per l’accusa di violenza sessuale. “La sussistenza della violenza sessuale si basa sulla prova logica” afferma il sostituto pg Maria Francesca Loy. L’accusa ritiene che il ricorso della difesa dell’imputato sia “inammissibile” rispetto all’ipotesi dei legali di Oseghale che il rapporto non sia avvenuto all’interno dell’abitazione prima dell’omicidio ma in precedenza, nelle vicinanza del parco dove si erano incontrati. Loy ha ricordato che secondo le sentenze passate in giudicato “nella ricostruzione dei fatti è smentito che il rapporto fosse avvenuto nel sottopasso ed è pacifico e motivato che si è verificato nell’abitazione”. Nella sede della Cassazione “non c’è spazio per diverse ricostruzioni” sottolinea Loy secondo la quale è escluso un rapporto consensuale con la vittima.