"Finché Dio mi darà la forza e le mie gambe me lo permetteranno andrò avanti, non mi fermerò".
Con queste parole, parlando della sua testimonianza, Sami Modiano, sopravvissuto al campo di sterminio di Auschwitz-Birkenau e autore del volume "Per questo ho vissuto", ha concluso l'incontro con le studentesse e gli studentessi nell'aula magna del rettorato all'università La Sapienza di Roma, in occasione delle celebrazioni della giornata della Memoria.
Una promessa fatta nel 2005, dopo quel primo viaggio ad Auschwitz. Da allora non si è più fermato, ha sempre continuato a raccontare. Quando "i tedeschi hanno deciso la deportazione degli ebrei da Rodi" era il 18 luglio 1944, giorno del 14esimo compleanno di Modiano.
"Pensavamo che ai tedeschi", dopo l'occupazione avvenuta nel 1943, "non interessasse più dei 2mila ebrei sull'isola, eravamo più tranquilli", ha spiegato. Fino a quando "la mattina del 23 luglio 1944 hanno fatto suonare le sirene apposta. Un allarme falso per fare andare i cattolici, musulmani e gli ortodossi nei rifugi".
Serviva a non permettere di "vedere la partenza di 2mila persone che non sarebbero tornate mai più". "Possiamo dire ufficialmente che il nostro viaggio è considerato il più lungo intrapreso per portare quasi 2mila persone davanti ai forni e alle camere a gas. Siamo stati presi il 18 luglio a Rodi e il 16 agosto siamo arrivati alla rampa della morte", ha raccontato alla platea di ragazze e ragazzi. All'incontro hanno partecipato oltre 500.000 studenti di circa 3mila classi collegati da tutta Italia.
