di Alfredo Giordani*
Le associazioni per la prevenzione stradale e le mobilità sostenibili scontano da sempre, nei confronti delle istituzioni, la Sindrome da recinto improduttivo di massa. Ovvero veniamo periodicamente convocati presso Consulte, Commissioni Parlamentari, Prefetture, assessorati, Tavoli e Osservatori vari dove ci è gentilmente concesso di esporre le nostre considerazioni e proporre studi e soluzioni sul grave e delicato fenomeno della strage motoristica. Salvo poi vederli cadere nel vuoto, inascoltati.
Ricordiamo che il nostro obiettivo è, e deve essere, fare sì che vengano inviati subito dei soccorsi che possano evitare alle 9 persone (media vittime anno 2022, dati Istat) di trovare la morte solo a causa della necessità di muoversi da un qualsiasi punto A a un qualsiasi punto B sulla superficie del nostro Paese, con un veicolo o a piedi.
Non possiamo non segnalare, incidentalmente, come in Italia il soggetto istituzionale che si occupa di sicurezza stradale sia il ministero delle Infrastrutture e Trasporti, colui che progetta e realizza strade, autostrade e opere viarie. Noi vediamo in questo un pericoloso e beffardo paradosso, ovvero come se a occuparsi di arte culinaria non fossero cuochi e chef ma i costruttori di pentole e cucine, come se a occuparsi di questioni di intimità e rapporti di coppia non fossero sessuologi e psicologi ma costruttori di letti e aziende di abbigliamento intimo. E i risultati di questa scarsa competenza si vedono quotidianamente.
