Per motivi fin troppo evidenti e collegati direttamente ad interessi commerciali molto concreti (la roba), la guerra di Israele contro Hamas sulla pelle dei palestinesi e degli ostaggi ha finito per far retrocedere la guerra della Russia contro l’Ucraina, ovvero un conflitto in Europa, in secondo piano o nel dimenticatoio. La stanchezza, la disattenzione, l’indifferenza per un conflitto originato dall’invasione di uno stato sovrano che, nelle aspettative dell’aggressore, doveva risolversi in un paio di settimane sono fisiologiche, ma giovano solo a chi ha aggredito.

Sulla fatica crescente delle opinioni pubbliche, in primis quelle europee, a rendersi conto che la partita ucraina le riguarda direttamente, e sulla difficoltà delle leadership occidentali a mantenere il livello di munizioni che sarebbe necessario per ridurre in modo significativo la pressione russa, fa leva con consumata abilità propagandistica Vladimir Putin.

Da quando ha aperto ufficialmente la campagna elettorale “da indipendente” per le elezioni del 17 marzo 2024 che gli consegneranno il paese per altri 6 anni in un clima repressivo mai visto, lo zar nell’arco di un mese ha alternato, in un vortice pirotecnico, minacce e aperture, disponibilità e accuse, aggressività e “ragionevolezza”. Con un punto fermo ribadito a beneficio del popolo ma anche dei leader occidentali, a margine del voto unanime sulla sua candidatura: “La Russia non può, come altri Paesi, rinunciare alla sua sovranità ed essere il satellite di qualcuno in cambio di qualche salsiccia”.