La Cop28, tenutasi quest’anno, è la 28esima edizione dell’appuntamento annuale che riunisce, dal 1995, i Paesi firmatari della Convenzione quadro dell’Onu sui cambiamenti climatici. La grossa novità della Cop28 è che anche la politica riconosce che bisogna abbandonare le fonti fossili, imprimendo un’accelerata al processo in questo decennio critico. Tale riconoscimento sarebbe storico se non fosse meno del minimo indispensabile: nel 2023, infatti, la politica si è allineata a quello che la comunità scientifica dice dalla seconda metà degli anni ’90!
Cop 28 si chiude con un testo storico: per la prima volta si parla dell’uscita dai combustibili fossili. Ma nei fatti zero progressi sull’addio al carbone | L’analisi
E’ stato approvato il Global StockTake, l’accordo che istituisce la verifica formale ogni 5 anni degli impegni degli Stati firmatari dell’accordo di Parigi del 2015 e che invita a una revisione al rialzo degli obiettivi in caso di disallineamento e introduce una serie di obiettivi per il futuro, invitando tutti i Paesi ad abbandonare i combustibili fossili, riducendo a zero le emissioni nette di gas serra entro il 2050 e investendo sul rinnovabile. Sembrerebbe una buona notizia, se non fosse che il linguaggio è ingiustificabilmente cauto, e il testo non vincola i Paesi a eliminare i combustibili fossili e contiene “una lunga serie di scappatoie”. In realtà anche che il “net-zero” costituisce talvolta uno specchietto per allodole che permette alle compagnie maggiormente inquinatrici di continuare a fare “business as usual” dietro alla promessa di tecnologie di mitigazione e riassorbimento delle emissioni il cui sviluppo è ancora ai primordi.
