di Marco Bertolini

Diceva Mario Monicelli in una bella intervista: “Quello che in Italia non c’è mai stato, una bella botta, una bella rivoluzione, rivoluzione che non c’è mai stata in Italia… c’è stata in Inghilterra, c’è stata in Francia, c’è stata in Russia, c’è stata in Germania, dappertutto meno che in Italia. Quindi ci vuole qualcosa che riscatti veramente questo popolo che è sempre stato sottoposto, 300 anni che è schiavo di tutti”.

Proprio in questi giorni, anche se la cosa sta passando in sordina nei media italiani, si assiste alla potente protesta dei contadini tedeschi, che con schiere di trattori strombazzanti hanno portato in piazza le loro ragioni e che si sono trascinati dietro la solidarietà di altre categorie e di tanti cittadini, evidentemente stufi di come stanno andando le cose nel paese europeo simbolo di prosperità e potenza per eccellenza. Qualche anno fa la Francia è stata paralizzata per settimane e settimane dai famosi gilet gialli, con una rivolta che pareva inarrestabile e che ha messo in non poco imbarazzo il presidente Macron. In entrambi questi casi non stiamo parlando certo di rivoluzioni, ma di minimi sindacali, di proteste sacrosante di fronte a situazioni degradate, di malessere sociale che cerca di trovare una valvola di sfogo. Almeno questo sì.